Lucca, quasi un mese fa…

Ho avuto tempo per riflettere.
Ho avuto tempo per leggere i vari commenti che via via sono stati pubblicati sui forum, sui blog, sui siti di fumetti, ho ascoltato e percepito i pensieri dei miei colleghi e alla fine… ho deciso una cosa.
I fumettisti a Lucca sono ospiti dei Games.
Punto.
Come ho già detto, frequento la mostra fin dal lontano 1990, a quei tempi avevo ancora un illusione di capelli, la gente stava scoprendo il segreto dei Biodroidi, e un sacco di altre cose.
Dal 1990 ad oggi, i fumetti a Lucca hanno avuto un percorso astronomico, nel senso puro del termine, si sono allargati, fino a raggiungere la dimensione di una Super Nova, tipo nel 96/97 con quattro o cinque strutture, palazzetto, tendone editori, tendone antiquari, tendone librerie, Altervox, e chi più ne ha più ne metta, fino a diventare una Nana Bianca nel 2005.
Questo è un bene?
Questo è un male?
I Nazgul leggono fumetti?
Non lo sappiamo.
Quello che so, è che sei o sette anni fa, io guardavo quelli che si prendevano a mazzate con le spade di gomma e pensavo: Sciocchini!
Oggi mi sorprendo a pensare che praticamente avevano ragione loro.
In sostanza, in questo stato di Ospiti i fumettisti si pongono delle domande e fanno dei ragionamenti.
Qualcuno (Rrobe e altri) dice che va bene così, che comunque i due pubblici possono incontrarsi, senza i Games il settore Comics non reggerebbe, e afferma di aver visto con i suoi occhi Legolas che leggeva il numero uno di John Doe.
A Qualcuno (Gipi e altri) fa girare le balle alzarsi dal tavolo dopo sei ore di disegni per i lettori e andare al bagno facendo lo slalom tra spadaccini che si inseguono, con un mal di testa formato famiglia generato dal trailer di Final Fantasy XXXVII sparato a tutto volume.
Sarà che ormai sono diventato un borghese e bevo l’acqua usando il bicchiere, ma mi ritrovo pienamente in entrambe le posizioni.
A volte, i due pubblici si incontrano, ma a volte no.
Che cosa vorrei?
Partendo dal sacrosanto punto di vista che “non tutti i diversi sono uguali”, non vedo perché dobbiamo essere obbligati a condividere per forza lo stesso spazio nello stesso momento.
E lo dico riferendomi ad entrambe le categorie, rispettandole entrambe, dal momento che entrambe hanno esigenze, desideri e necessitano attenzioni diverse.
Per “spazio” intendo quello mentale e quello fisico.
Pensare che Heroclix, Will Eisner, Pazienza, Dampyr, D&D, le carte di Magic, Lamù, Bibì e Bibò, le Winx, i tornei di WarHammer e Diabolik possano stare sullo stesso scaffale, è una cazzata di pensiero.
Su come si pensa, è difficile intervenire, ma forse si può ragionare sugli spazi fisici.
Forse, ci vorrebbe un pochettino di attenzione in più nella disposizione architettonica degli stand, e forse, dico forse, dividere alcune situazioni in Momenti diversi.
Le premiazioni per esempio.
A parte il fatto che Lucca Games ha quasi più premi che espositori, ma è proprio necessario premiare nella stessa serata Comics e Games?
Questa coesistenza poi, crea dei simpatici momenti ilari e gioviali.
Sono diventato un borghese e va bene, ma ci metto poco a tornare alle mie vecchie abitudini da ragazzo di strada della Bovisa.
Il prossimo Master che mi dice che più o meno io e lui facciamo lo stesso lavoro di scrittura, giuro che lo prendo a testate.
E poi c’è il Cosplay…
Tra i fumettisti, il Cosplay è fonte di eterne discussioni, molto di più dei rigori della Juve o delle capacità di Briana Banks…
Niente come una discussione sul Cosplay può accendere gli animi.
Io mi sto facendo una cultura, leggendo l’ottimo libro di Luca Vanzella.
Nel frattempo, però, non mi sono ancora fatto un idea su che cosa penso io del Cosplay.
Facciamo così…
Provo a parlarne un pochettino con una mia amica che sta prendendo la specializzazione in psicologia dinamica e psichiatria sociale, ho la necessità, fortemente mutuata dalla mia formazione junghiana di capire quale significato simbolico ha il cosplay.
Devo capire perché nel mio dizionario personale, il termine Otaku mi risulta come negativo, lo associo a fatti di cronaca nera giapponese con protagonisti spinti da manie ossessive compulsive, mentre in Italia, lo stesso termine è usato in modo allegro e amichevole, con gente che si vanta di essere Otaku.
Ha ragione Gipi.
Gli Otaku corrono in un recinto, autoreferenziale e a tenuta stagna.
Al tempo stesso però, tolti gli adolescenti trentenni che vivono nel Giappone della provincia di Biella, con i loro riti e il rischio di sentire il rumore di una sirena all’orizzonte, c’è qualcosa del Cosplay che mi piace da matti.
Il gruppo di Star Wars ad esempio, i super eroi, i cattivi di Ken il Guerriero, i robottoni fatti con il cartone che si muovono rigidi rigidi, le armate di Troll incazzosi truccati al pari di un film…
Insomma, c’è da riflettere.
Credo che come in tutte le cose, ci sia un centro, una posizione mediana da valutare.
Santocielo!
Sto diventando sempre più borghese.

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