Impara l’arte e ostentane una parte.

Che cosa c’era ieri, 9 giugno, presso la Space4free gallery in via Pestalozzi?
Probabilmente c’era qualcosa di assolutamente impedibile, in grado di richiamare un plotone di bei ragazzi e belle ragazze, tutti sufficientemente ricchi per potersi vestire male come si deve, per camminare trascinandosi, sostenuti da ricercatissimi abiti sdruciti, dredd all’ultimo grido, firme su cotone, e quell’aria radical annoiato chic che credevo esistesse solo nei telefilm del cazzo, e invece no.
Ieri, tornando a casa, sono finito dentro un servizio di Nonsolomoda e non potevo nemmeno cambiare canale.
Ieri, tornando a casa, mi sono imbattuto nel rigurgito under 40 della Milano da bere, ho dovuto fare lo slalom tra una prole artisticamente attiva generata da padre, figlio e portafoglio santo, circondato da un milione di Smart parcheggiate in tutti i modi possibili, abbronzati motociclisti, profumo di ricchezza, bei ragazzi e belle ragazze seduti per terra a bere birra di marca, sotto un frinire di cellulari 3, vocali aperte e scarpe in equo canone, dal costo di un affitto in periferia.
Hanno ululato come lupetti sessualmente confusi fino alle tre di notte, lasciando un tappeto di bottiglie vuote a ricoprire l’intero isolato, un bel metatesto critico, un bel libro di storia dell’arte, formato da cocci di Ceres e mozziconi di Marlboro.

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