Per quanto tempo riuscirai a tenere i ritmi dei social?

 

L’accelerazione è costante. Esponenziale. L’obsolescenza dei contenuti, nell’inferno dello scroll verticale è sempre più breve e letale.
Un film del mese scorso è vecchio. Una pellicola di due mesi fa è preistorica. Un film di sei mesi fa non esiste più, a meno che non esca adesso, in questo istante, in Blue Ray.
Ti è piaciuto un film di tre anni fa che hai visto oggi?
Cazzi tuoi. Hai visto una cosa che non esiste più.
Tutto, in questo fuoco che brucia ogni cosa ardendo sullo schermo del tuo smartphone, ha la necessità di diventare un evento imperdibile. Tanto imperdibile che appena ne hai finito uno devi crearne un altro, e un altro ancora e ancora e ancora e ancora.
Fatti che non sono più fatti nel momento stesso in cui hai finito di scriverne. Necessità di tenere altissimo ogni fronte di hype. Una strategia di comunicazione frenetica, una lepre digitale che corre davanti ai cani da corsa social, non la prenderanno mai, eppure corrono. Sono costretti a correre. Siamo costretti a correre.
La folle velocità con cui i social ingurgitano i contenuti ci costringe a far vedere dove siamo, che cosa facciamo, che cosa vediamo, pensiamo, vogliamo. Infinite battutine riversate su più piattaforme, e guai a non essere sul pezzo nel momento esatto in cui quel pezzo viene forgiato. È questione di istanti, in una frenetica corsa di milioni di istanti. Non esserci, equivale a non essere. Devi dire la tua, sull’argomento del giorno, sulla polemica dell’ora, sul fatto del minuto, sulla questione del secondo.
Siamo all’ipermodernismo, dove ieri è vecchio. Dove sotto, giù, nel fondo della pagina che spingi con il pollice c’è un mare di nulla di cui non frega più niente a nessuno. Se non hai fatto in tempo a leggere qualcosa o, peggio: vuoi rileggere qualcosa, non puoi perchè non la ritroverai mai. Sparita. In quei minuti che sui social corrispondono alle settimane.
E tutti corrono. Agenzie di comunicazione comprese. Corrono seguendo un ipotetico “imperdibile”, un potenziale “capolavoro”, un nuovo meraviglioso nuovo capitolo di qualunque-cosa che perderà la sua importanza dopo otto secondi.
A parte le bufale. Quelle no. Quelle riescono a penetrare nell’immaginario comune con effetti letali e infestanti.
Ora.
Seriamente.
Per quanto tempo pensi di poter reggere questi ritmi?