A cosa serve il Web: Slow Ass Jolene.

 

Tra bufale, analfabetismo, poveracci con nickname cool che insultano gente che ci mette la faccia, troll, fake e click baiting, qualcosa di buono in Rete comunque c’è.
Nel mare magnum di merda digitale che la calata dei cefali ci costringe a subire ogni giorno, scavando bene, qualcosa di buono si trova. Quel qualcosa riporta i dinosauri come me alle vecchie sensazioni positive dell’internette di una volta.
E in un colpo solo capisci. Capisci quello che poteva essere internet e quello che invece è diventato.
Sto per raccontarti una storia da Web. Tipica, semplice e funzionale soltanto alla Rete. Viaggia sulle dinamiche dell’internette, cresce ed esplode grazie al Web e alle sue unicità.


Aprile 2013, l’utente di You Tube: DJ Good Little Buddy, prende una hit di Dolly Parton: Jolene. La mette su a 33 giri invece che a 45.
Crea così la sua versione del pezzo, che ribattezza: Slow Ass Jolene.
La pubblica sul suo canale.
Il pezzo è, ovviamente, lento. Più dark rispetto alla versione originale della Parton.
Ha un sound molto particolare, diverso dalle centinaia di cover del medesimo pezzo.
La vocina acuta di Dolly, e l’arrangiamento originale da marcetta country, diventano altro. Dal mio punto di vista è un qualcosa di ipnotico e strambo che viaggia tra gli Iron Butterfly e i Molly Hatchet. Sempre secondo me, il tipo ha anche smanettato un po’ con livelli e canali, perchè non basta mettere un disco alla velocità sbagliata per ottenere quel tipo di effetto.
Ma tant’è. Il pezzo piace.
Le persone lo ascoltano, ne parlano, lo condividono.
Ad Agosto, Slow Ass Jolene è una hit di internette. Il pezzo ha qualcosa di irresistibile.

CLICCA QUI PER ASCOLTARE IL PEZZO
(Non ho ancora capito come incorporare i video del Tubo con questo template)

CLICCA QUI PER LA VERSIONE ORIGINALE.

Slow Ass Jolene diventa un caso, diventa virale, diventa argomento di discussione e materia per articoli sulla musica e sull’uso del Web.
Perchè non si vive solamente di bufale e minchiate come nel Web italiano.
Poi che cosa succede?
Il pezzo viene usato nella colonna sonora della serie televisiva The Blacklist. Non il pezzo originale di Dolly Parton. No. La sua versione “Slow Ass”, quella pubblicata su You Tube da DJ Good Little Buddy.
The Blacklist non mi fa impazzire come serie. Parere personale. Però in quella sequenza quel pezzo ci sta una meraviglia. Ti rimane in mente. Ho scoperto tutta questa storia andando a cercare proprio quel pezzo lì per la mia playlist.
Chi ci ha fatto i soldi? Non lo so, non mi interessa.
Tutta questa storia, per me, ha un valore diverso da quello economico. Diventerà un mio promemoria personale.
Questo è un esempio di esistenza reticolare nel mondo, lo scopo per cui è nata la Rete. Eccolo, è lì, nascosto tra i deficienti delle scie chimiche, le bufale e i complottari.
Però c’è.
Ed è importante ricordarsene ogni tanto.