Ma le aziende lo sanno a chi danno i loro soldi?

Prima di passare alla visione di alcuni screenshot interessanti, un po’ di riassunto.
Clicca qui per il primo articolo di #avoistabene?
Clicca qui per il secondo articolo con aggiornamenti e precisazioni.
Clicca qui se vuoi sentire il mio intervento a Radio Popolare.

E poi serve una precisazione.
La questione non è su quello che vedi tu nei banner. Sì, la pubblicità on line è a volte legata ai cookies del tuo browser, ed è probabile che tu veda delle pubblicità diverse dalle mie.
La questione è sulla presenza di uno spazio pubblicitario, non sull’inserzione che quel banner contiene.


La faccenda che gli inserzionisti non sanno dove va a finire la pubblicità che commissionano, è quantomeno dubbia.
Forse non lo sanno perché non se ne occupano direttamente loro, forse non lo sanno perché le agenzie a cui si rivolgono non lo comunicano.
Di fatto è ora che gli inserzionisti e le agenzie sappiano dove va la loro pubblicità.
Perchè la logica legata al traffico, al numero di visualizzazioni che fa aumentare il valore di un sito ha creato la situazione in cui ci troviamo ora.
Gente che crea notizie false, fomenta e scatena l’indignazione delle bestionline sul web con l’unico scopo di incassare.
Forse, nel web di una volta legare il successo e la vendibilità di un sito al numero di visualizzazione aveva senso. Oggi no. Oggi bisogna lavorare tanto, moltissimo, sulle inserzioni pubblicitarie legate al Context Sensitive.

Un’altra domanda piuttosto interessante mi piacerebbe rivolgerla a Google.
Nella loro policy sugli annunci pubblicitari di Google Adsense si legge: “Inoltre, gli annunci Google non possono essere pubblicati accanto a contenuti che incitano o promuovono diffamazione nei confronti un individuo o di un gruppo.
Google, per favore, spiegami questo:

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L’errore può essere stato dell’inserzionista, o dell’agenzia a cui si è rivolto.
Però a me sembra strano che dei fighi come quelli di Google non abbiano un algoritmo che controlli dove vanno a finire gli annunci.
Non dico un umano che vada a controllare di persona, basta un algoritmo settato per fare quel lavoro di verifica.
Google, ma #avoistabene?

Veniamo alla gallery, e mi scuso in anticipo per lo schifo che vi costringo a vedere.

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La Feltrinelli è una casa editrice storica e molto importante. I suoi autori sono di altissimo livello, e molti di loro si distinguono per l’impegno politico. Forse ci rimarrebbero male scoprendo che sul noto sito dove si informa Gasparri compare la loro pubblicità. Autori Feltrinelli: #avoistabene?

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Un’altra catena di elettronica di fianco a notizie false, razziste e legalmente perseguibili. A differenza di Euronics, che si è dissociata subito da quel sito, ieri Mediaworld mi ha risposto. Con un bot/risponditore automatico.

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Mi dicono che Bruno Barbieri è uno molto presente sul Web.

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Qui lo troviamo in compagnia di Cracco, Bastianich e il logo di Sky accanto a un articolo il cui titolo si commenta da solo. Sky, Barbieri, Cracco, Bastianich #avoistabene? Mettere la vostra faccia accanto a un contenuto del genere?

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Dato che qui ci sono gli estremi per una querela per diffamazione, verrebbe logico chiedersi se, grazie a quel banner, le spese legali del minus mentis in questione verranno pagate da Jeff Bezos.

Ringrazio @Cuffykuffs per l’aiuto e torno a ripetere: Non posso fare tutto da solo. Fai la tua parte anche tu.

REGOLE DI INGAGGIO:
Fai uno screenshot delle pubblicità che compaiono su siti inneggianti all’odio, diffusori di bufale e notizie false, con contenuti diffamatori, sessisti, razzisti e, in linea generale quei siti spandimerda che possono arrecare un danno di immagine agli inserzionisti.
Gli amici di Bufale Un Tanto al Chilo, hanno redatto un blacklist con i siti di quel tipo: clicca qui e la vedi.
Se non sai come fare uno screenshot, clicca qui, te lo spiegano bene, in base al sistema operativo che usi.
Posta lo screenshot su Twitter, indirizzandolo all’azienda o al marchio coinvolto, usando l’hashtag: #avoistabene?

5 thoughts on “Ma le aziende lo sanno a chi danno i loro soldi?

  1. Temo che le cose siano molto più semplici, da una parte, di quanto non possa sembrare, e molto molto più complesse da un’altra.
    Gli spazi pubblicitari stanno dove ci sono visualizzazioni.
    La maggior parte delle persone che capita su quei siti orrendi non ci va per disgustarsi dei contenuti o per promuovere iniziative come questa, ci va per leggerli.
    Uno che legge quell’articolo allucinante sulla pedofilia può anche vedere masterchef, o mettersi a fare trading online.
    Tanto basta per la presenza di banner pubblicitari sul sito. #CERTOchecistabene 🙂

    A mio avviso il migliore risultato che una campagna come questa può avere è scatenare un’ondata di ipocrisia da parte di qualche marchio che dovrà necessariamente prendere le distanze da questi siti orrendi, visto che l’abbinamento del loro marchio con quelle pagine vomitevoli finirebbe sotto gli occhi di chi quelle pagine probabilmente manco sa che esistono, e se lo sa comunque non le va a leggere.

    Sarebbe comunque un buon risultato? Se devo essere sincero non credo proprio, proverò a spiegarmi:

    Ad un marchio interessa di non essere associato a immagini e valori impopolari come il razzismo, ma non gliene frega nulla di avere clienti razzisti o meno.
    E non è un’ipocrisia, mi pare anzi sia giusto e sacrosanto fregarsene delle opinioni politiche e sociali dei miei clienti e non discriminarli per queste .

    Certo c’è l’opinione pubblica, e c’è il bisogno di vendere a tante persone: una campagna come questa può costringere i grossi marchi a non finanziare più quei siti orrendi (e ripeto orrendi) fino magari a farli chiudere del tutto.
    Si fa leva sulla necessità delle aziende di vendere a più persone possibile per boicottare siti che non piacerebbero alla “maggior parte” delle persone: la maggior parte delle persone intelligenti, quelle che sono in grado di capire quale sito è orrendo e quale no, quelle se si indignano di vedere un marchio di cui sono clienti affianco a immagini che non approvano e non farebbero vedere ai loro figli, e che allora si attivano per farli chiudere, le brave perone insomma.
    (cosi suona un po’ peggio vero..?)

    Questi’iniziativa da quel che vedo è un’ondata di indignazione morale che punta indirettamente a boicottare e possibilmente chiudere dei siti ritenuti abominevoli, senza che questi siano stati effettivamente giudicati illegali.
    E questo mi sembra profondamente sbagliato, anche se legittimo.

    Un giorno nella cerchia di quei siti orrendi -quelli con contenuti legali- potrebbero finirne alcuni un po’ meno orrendi agli occhi di alcune delle persone che oggi si indignano e ashtaggano in gran numero, e quelle persone, quel giorno, si ritroverebbero finalmente a far parte di una minoranza.
    La storia ci insegna che si può essere intelligenti, colti e -addirittura- essere proprio nel giusto, ma trovarsi comunque la maggior parte dei concittadini contro: molti di questi potrebbero addirittura pensarvi bestiali, ignoranti, manovrati e cattivi.
    Tuttavia se la nostra minoranza fa un giornalino con su le sue schifezze -schifezze legali- e questo giornalino riesce a farsi leggere, allora potrà anche trovare i finanziamenti di qualche azienda che si vuole sponsorizzare, un’azienda che guarda solo ai soldi e non si interessa delle opinioni dei propri clienti.

    E’ un meccanismo di tutela delle minoranze: uno dei fondamenti della democrazia moderna.
    Dobbiamo sopportare e tutelare ogni tipologia di cazzata fintanto che legale, per mantene viva la possibilità che qualche piccolo gruppo di supposti imbecilli ci apra gli occhi su quanto siamo veramente imbecilli noi, prima che gli chiudiamo la bocca e facciamo qualche cazzata epocale.

    Se il fine di questa iniziativa è chiudere la bocca\finanziamenti a dei siti perchè si ritiene il loro contenuto “immorale”, allora è sbagliata.
    Il peso della libertà è anche sopportare quell’articolo sulla pedofilia, e accettare che qualcuno ci si possa addirittura guadagnare da vivere.
    La presenza di quei siti- ripeto, quelli legali- non solo è tollerabile, ma necessaria.

    1. La presenza o meno della pubblicità non implica la chiusura di un sito o di un blog.
      Se uno crede nella merda che diffonde, lo farà comunque, con o senza banner.
      Se è un business invece, io non lo trovo etico.
      Così come non trovo etico il lavoro minorile, lo sfruttamento della manodopera, lo scaricare rifiuti tossici nei laghi, etc…
      Non è che per guadagnare dei soldi sia lecito fare tutto quello che ti pare.

      1. Mi dispiace Diego ma non sono proprio d’accordo, nè sul discorso dei soldi nè su quello del lavoro minorile, rifiuti nei laghi e sfruttamento (che sono illlegali nel nostro paese).
        Il discorso del “se ci credi lo fai pure gratis” è proprio vero, ma detto da parte di uno che gli vuole tagliare i finanziamenti è triste, scusami, ma mi ha proprio intristito.
        Seguo questo blog da anni e credevo che sul concetto di internet e libertà fossimo sulla stessa lunghezza d’onda. Ora mi sto ricredendo devo ammettere con un po’ di delusione (“e sti cazzi”, lo so….).
        Credimi non mi sarei messo a fare questa menata se non avessi visto che qui e su twitter sono tutti entusiasti della cosa, i più critici sono gli scettici sull’efficacia dell’iniziativa.
        Non ce n’è uno che vi veda come vi vedo io: state facendo pulizia, con torce e forconi, di ciò che ritenete immondo nel web. In maniera lecita e legale, ma io vi sto vedendo proprio cosi.
        Leggendoti da anni ho addirittura la presunzione di credere -magari a torto- che in altri tempi ci saresti stato te a scrivere questo post, con i miei stessi concetti ma scritto molto meglio. Perchè il tuo potere è scrivere, e i post sui forconi sono stati per me tra le pagine più felici di questo blog.
        E’ quello il modo in cui si affrontano i siti di merda: li devi prendere per il culo. Devi distruggerli nel significato, perchè sono gli utenti che devono capire quanta merda c’è là dentro, e non farseli chiudere da chi “ne capisce più di loro”. E se ci sono migliaia di persone che ci vanno comunque, allora quei siti devono restare in vita. Perchè ce li meritiamo tutti.
        Hai l’appoggio di molte persone, anche qualche altro blogger di rilievo ho visto ti sta appoggiando. Hai il potere di prenderli per il culo, hai anche il potere di guidare questa campagna per tagliargli i finanziamenti.
        Tutto sommato un grande potere, sai cosa ne deriva.

        Se hai dieci minuti prova a vederla dal mio punto di vista. Io detto la mia, scusa la menata.

        1. Eccomi.
          Mi sono preso 24 ore per provare a vederla dal tuo punto di vista.
          Tu ne stai facendo una questione sulla libertà di opionione. E va bene, ci mancherebbe. Per me è una questione sul prendersi le responsabilità derivanti dall’avere la libertà di opionione.
          Di base siamo in un ambito già regolato dall’articolo 656 del codice penale, aggravato con il fine di lucro (i click e le visualizzazioni)
          Non so dirti come mai di fatto che non venga applicato, o che le persone diffamate da qui siti non intraprendano delle azioni legali. Non lo so.
          Quello che so è che non sto inneggiando alla censura. Dal mio punto di vista quella gente può continuare a violare l’articolo 656 e diffamare tutti quelli che vogliono, senza però, farci i soldi con quel tipo di comportamento. Tutto qui.
          Da come ne parli tu sembra che ci stiamo accanendo con una minoranza del web. In realtà, vedendo i numeri, è l’esatto contrario. La maggioranza del traffico è mosso da quel tipo di astio, odio e livore. Siamo noi a essere in minoranza. Seguendo il tuo ragionamento, saremmo noi a dover essere tutelati, non loro.
          E poi, sempre dal mio punto di vista, si arriva a un punto in cui non basta prenderli per il culo e farsi una risata.
          Perchè tutta quella gente vota.
          Perchè tutta quella gente venuta su a click e odio io la incontro in ascensore, in fila al bar, sul treno, etc..

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