Capitan 30 è l’Italia di oggi.

Facciamo così. Evito i giri di parole:
Capitan 30 è un fumetto di sensibilizzazione sociale sul rispetto dei limiti di velocità urbani, è una campagna a favore dei ciclisti e dei pedoni. Capitan 30 è un supereroe che, con il suo cazzo di 30 centimetri si fotte le madri dei bambini che salva.
Eccolo qua:

Mi è stato segnalato via Facebook dal mio amico Donato. Mi ha linkato l’articolo di Repubblica sulla vicenda: questo qui. Grazie.
Non sono un bacchettone, e di super eroi con una bega di 30 centimetri che si trombano madri casalinghe ne ho letti a dozzine. Sulle Tijuana bibles o sui fumetti porno, o sui pornazzi underground parodistici dei super eroi. Non ho mai visto delle comunicazioni istituzionali/ufficiali di sensibilizzazione sociale con un messaggio potenzialmente offensivo.
Riformulo: in tutta la mia carriera, a torto o a ragione, non ho mai incontrato un editor, un autore, un copy, un direttore marketing, un editore, disposti a veicolare un messaggio importante (sociale o non) con una campagna che potesse in qualche modo offendere qualcuno.
Magari mi sbaglio, se a qualche collega è successo me lo faccia sapere.
(La campagna di Rocco sull’abbandono degli animali non vale)
Dopo aver letto il fumetto, vado a informarmi sugli autori.
Ai disegni abbiamo Vito Manolo Roma. Grafico, designer, fumettista. Vito ha una grandissima colpa, inespiabile: essere un outsider assoluto del mondo del fumetto italico e di essere riuscito comunque a raggiungere una certa fama e una certa attenzione mediatica. Come? Rompendo il cazzo a Saviano, con il suo fumetto: Robèrt. (Sto sempre dicendo le cose senza tanti giri di parole, okay?)
Ai testi c’è Paolo Pinzuti.
Pinzuti è l’ideatore di Bikeitalia e scrive per Il Fatto Quotidiano. Sulla sua bio si legge che è un esperto di marketing e comunicazione ed è il promotore di salvaciclisti.
Trovo molto divertente che da un ambiente di un certo tipo, come quello de Il Fatto Quotidiano, arrivi una campagna fortemente berlusconiana.
Capitan 30 è figlio del Bunga Bunga, è intriso di quel favoloso sessismo che soltanto nel nostro paese può essere percepito come ironico. Da noi, in Italiabunga, la donna è solo e soltanto il premio finale da fotterti con la tua rubizza spingarda di 30 centimetri.
E lei ci sta, ovviamente. Perché quando le ricapita di scoparsi un super eroe?
Tutto è splendidamente italiano.
Per rispettare una regola è necessaria la presenza di un agente esterno: Capitan 30.
A differenza di tutti gli altri super eroi, pretende un premio in cambio dei suoi servigi.
Da una casa esce una donna, eterna casalinga in vestaglia. Perché si sa, la percezione della casalinga a Italiabunga è quella di una donna in vestaglia che non fa una minchia dalla mattina alla sera.
Ironia portami via:
– Non saprei proprio come ringraziarti
– Io un idea ce l’avrei.
Perché è lo maschio, italico e berlusconico a prendere sempre e comunque l’iniziativa.
E poi scopano.
La battuta finale è da capolavoro cinematografico con Aldo Maccione e Alvaro Vitali.
E lei, la casalinga in vestaglia, è ben felice di farsi sbattere da quello che, in quel preciso istante, rappresenta il potere.
In più è una campagna per salvare i ciclisti, per il rispetto dei limiti di velocità, per salvare delle vite umane! Contestarla, significa contestare il messaggio stesso e non il modo con cui è stato comunicato. Altra azione lombrosamente berlusconica, a cavallo tra la Santanchè e Cicchitto.
Io, tutto questo, lo trovo profondamente italiano.
Lo trovo molto Arcore. Il berlusconismo ci ha chiavato il cervello.
A tutti.
Anche a quelli che scrivono per Il Fatto Quotidiano.