Dampyr nella Zona Rossa.

In edicola c’è un Dampyr scritto da me e disegnato dal dinamico Fabrizio Russo.
Un numero importante, complicato e complesso per diverse ragioni. La storia si svolge in una location molto particolare: L’Aquila. L’ambientazione italiana, cosa rara per il fumetto popolare da edicola, si intreccia con un tema d’attualità, elemento altrettanto raro per il fumetto popolare da edicola: si parla del terremoto, della ricostruzione, di varie ed eventuali.
Lo dico subito: non siamo nel campo del giornalismo a fumetti o delle graphic novel. Questo numero di Dampyr è una storia di genere, un horror, ambientato e collocato in un contesto reale.
L’impianto narrativo è basato sulla finzione, sulle tematiche della serie, non è la storia del terremoto o il riassunto in vignette di quanto è accaduto da quelle parti.
(Non è vero, c’è la visualizzazione del terremoto. Però è raccontato attraverso un espediente narrativo e non con una didascalia, o peggio: con una lezioncina.)
E’ una storia ambientata a L’Aquila, dove il folklore locale, i miti horror e i misteri della tradizione abruzzese si allacciano con il terremoto e si intrecciano con l’universo narrativo di Dampyr, dei suoi protagonisti, dei suoi antagonisti, infilandosi nella macrotrama della serie. Una robina complessa a dire il vero, se uno inizia a leggere Dampyr da quel numero lì, ma sono cose che si risolvono.
A scanso di equivoci lo dico subito: se questa storia è arrivata in edicola è tutto merito di Mauro Boselli, creatore del personaggio e curatore della testata. E’ stato lui a suggerirmi l’ambientazione, a dirmi di scrivere senza tirare il freno a mano delle critiche. Ha creduto tantissimo in questa storia, al punto di andare di persona a L’Aquila per scattare le foto che abbiamo usato come documentazione. Perchè sì, abbiamo il pallino della documentazione su Dampyr.
Fabrizio Russo ha affrontato un dossier fotografico tanto preciso quanto vasto. In parte formato dalle foto scattate sul posto da Boselli, con in aggiunta i giga di foto che ho scaricato io da internet.
L’aderenza alla realtà si è dimostrata un’arma a doppio taglio. Prima di mandare in stampa l’albo, Fabrizio ha dovuto correggere alcune vignette. Durante la lavorazione del fumetto infatti, alcuni palazzi erano stati sistemati e i disegni andavano aggiornati. (Quanto ci abbiamo messo? Più o meno abbiamo iniziato a lavorarci un anno fa.)
La documentazione è un impegno necessario, fondamentale per creare il giusto patto di complicità con il lettore e alimentare il senso di verosimiglianza tra realtà e opera di finzione.
I personaggi si muovono in un contesto reale e realistico, luoghi riconoscibili, ambienti noti, posti che puoi vedere sul serio. Mettere tutti questi elementi in un fumetto, in modo coerente, è un lavoro molto difficile, ma dal mio punto di vista viene ripagato dalla reazione positiva degli aquilani.
Ambientare le storie in Italia è un mio pallino, infatti la mia serie di prossima uscita Long Wei l’ho ambientata proprio a Milano, nella zona di via Paolo Sarpi. Vedremo quali saranno le reazioni dei miei concittadini quando ucirà il primo numero a marzo.
(Se sei qui per Dampyr, ma vuoi saperne di più su Long Wei, clicca qui che c’è tutto quello che ti serve sapere)
L’attenzione dei media locali su questo numero di Dampyr è altissima. Pare che il numero sia in rapido esaurimento, e in questi giorni in rete se ne sta parlando un sacco.
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Un lancio dell’ANSA, poi questo articolo qui, qui eccone un altro, poi anche questo qui, senza dimenticarsi di questo, poi ci mettiamo anche questo qui, e per ultimo l’Intervista al sottoscritto, Per ora è tutto. Poi vedremo.
Mi diverte leggere l’elenco dei posti visitati da Harlan e Kurjak. E mi immagino, per dire, il negozietto di souvenir che appenderà la tavola dove Kurjak va a comprarsi lì la maglietta.
Poi ci sono le cose che hanno sorpreso me, mentre studiavo per scrivere questa storia.
Una su tutte: il mito dei “ritornanti” di Tornimparte, ridente località di provincia dove, si dice, può capitare che qualcuno torni-in-parte dal mondo dei defunti. Senza dimenticare il complesso e articolato intreccio tra L’Aquila, Gerusalemme e i Cavalieri Templari. Credo di essere riuscito a usare un decimo del materiale che ho raccolto.
Magari lo mando a Dan Brown, che quelle cose gli piacciono.