Debiti, fallimenti e manovre.

L’estate mi spinge a parlare di argomenti di cui non so ggnente, palesando tutte le mie ignoranze.
Eccomi di nuovo alle prese con l’economia italica.
Di solito, in questo periodo, al centro dell’attenzione mediatica c’è il ballo della spiaggia, oppure gli anziani che esplodono per il caldo, l’ultima trovata alla moda per divertirsi per forza e via discorrendo. Quest’estate no. Manco per idea.
Quest’estate si parla solo e soltanto dell’Italia che fallisce. Dal Sole 24 Ore a Cronaca Vera, il topic principale è l’economia. E tutti diventano economisti, compresa la redazione che risponde alle letterine su Cioè.
E allora anche io. Ho studiato. Capito poco, ma studiato. Partendo dai link che mi sono stati segnalati nel post precedente.
Che uno può anche sforzarsi, studiare, cercare di capire, prendere appunti, comparare articoli e opinioni diverse, poi però la mattina presto si trova davanti al corrierone di oggi e legge:

E le mie palle cadono a terra vertiginosamente, più a capofitto della Borsa.
Non dovrei sorprendermi della maiuscola incompetenza del governo del mio Paese, ma essendo ottimista di natura ogni tanto ci spero ancora.
Ovviamente, le mie speranze vengono puntualmente disilluse, altrimenti non saremmo mica in Ittaglia.
Poi c’è la questione delle pensioni. Che non si toccano. Argomento delicato, me ne rendo conto, però…
Però non si dovrebbe parlare di “tagli” alle pensioni, quanto piuttosto di adeguamento generazionale.
Adeguare le generazioni precedenti al trattamento “pensionistico” che avranno le generazioni successive.
Per me, e per molti altri come me la peeensione è laggiù. Tra Area 51 e le porte di Tannhäuser. La prenderemo il giorno che Will Coyote riuscirà a prendere Beep Beep.
Nessuno ha detto un cazzo quando hanno messo mano alle leggi sul lavoro. Hanno fatto quello che volevano e chi era in età lavorativa si è dovuto adeguare per forza.. Le generazioni precedenti, di fronte ai contratti che si stipulano oggi dicono: pazienza e alzano le spallucce.
Penso che sia arrivato anche per qualcun’altro il momento di dire pazienza e di fare spallucce.