Pagare sì, pagare no…

Il grande bimbumbam lucchese comincia venerdì.
Tra le varie iniziative degne di nota, ce n’è una partita dalla Scuola Internazionale di Comics.
Mi era stata segnalata giorni fa Giuseppe Di Bernardo, con il comunicato che puoi leggere cliccando qui.
In sostanza: Basta disegni gratis alle fiere.
O meglio: se compri un volume, disegno aggratis e volentieri. Se non compri nulla, ma vuoi un disegno, lo paghi.
Prassi usuale e consolidata in tutte le manifestazioni fumettose estere.
Quando parlavo della necessità di un cambio di percezione rivolto al fumetto, mi riferivo proprio ai commenti che non avevo ancora letto a riguardo di questa iniziativa.
(Sai com’è, li avvertivo prima che venissero scritti, ho svariati poteri paranormali.)
Se gli autori decidono, giustamente, di farsi pagare gli sketches, non dovrebbe nascere polemica alcuna. E invece…
Invece no. Si sta già gridando alla fine del mondo, all’esondazione dell’Eufrate, a ipotetici tariffari, a non si fa, non si deve, tuttodovuto.
Ovvio, nel resto del pianeta, dove il pubblico è stato educato a un certo tipo di percezione nei riguardi nel nostro media, ho visto con gli occhietti miei appassionati in fila, in attesa di un disegno a pagamento. Alcuni si erano portati da casa degli sgabelli pieghevoli da campeggio e attendevano serafici il loro turno.
Da noi, quando di fronte a uno stand il pubblico capirà che per avere un disegno deve mettere mano al portafoglio, bisognerà chiamare la protezione civile, Berolaso, e otto sue escort per placare gli animi.
Non sta scritto da nessuna parte che un disegnatore abbia il dovere di stare seduto otto ore a disegnare gratis.
Voi vedere una scimmia?
Vai allo zoo.
Ho dei dubbi. Ma sono dubbi puramente fiscali. Parlerò con il mio commercialista e me li fugherà.
Nel frattempo, io rilancio.
Se vuoi ti racconto una storia inedita per 50 euro.
Io te la racconto. Sarà più o meno una cartella e mezza.
Tu prendi appunti, o la registri in emmepìtre,
Poi ci puoi fare quello che ti pare. Anche provare a rivenderla come tua.
E mi impegno formalmente a raccontare una storia diversa a tutti quelli che me la chiederanno.