Romania, piacere di conoscerti.

Hai visto gli spot commissionati dal governo romeno?
Vanno in onda un po’ su tutti i canali. Pare siano costati 4 milioni di euro, e in teoria, dovrebbero sensibilizzare l’opinione pubblica italica verso il problema dell’immigrazione
“Per capire un popolo, devi conoscere la sua gente”. Bella frase.
Ma non funziona.
Il linguaggio di questa campagna è profondamente sbagliato.
Non funziona sul target che dovrebbe raggiungere, e soprattutto per toni e modalità non è adatto per il mass media in questione: La televisione. La nostra televisione, per essere precisi.
Di base, la linea di ragionamento è basata sul: Siamo “uguali”, accettami. Abbiamo gli stessi problemi, mangiamo le stesse cose, mi piace Venditti…
In sostanza si cerca di avvicinare i romeni a chi in quel momento li sta guardando in tivvù, da casa, nel suo salotto color mercatone dell’arredamento.
Ci si dimentica quindi, che siamo nella nostra televisione, e che siamo un popolo catodico.
Non funziona la “normalità” o la vicinanza. Guai a far sentire un italico catodico medio, con i vestiti firmati pagati a rate, uguale a un romeno perché anche lui fa il cuoco.
Scommetto che il target che doveva raggiungere questa campagna, ha percepito questi spot come un specie insulto.
Nella nostra televisione funzionano bene i fintissimi modelli aspirazionali. Sullo schermo ci doveva essere un idolo catodico da far venerare alle masse.
Tanto per dire… Un calciatore romeno, un’attrice, una stellina… Un cazzo di VIP di origine romena che faceva il figo per due minuti, dicendo alla fine: Lo sapevi che sono romeno?
Allora forse si, forse una serie di spot ragionati in quel modo, forse, potevano anche funzionare.
Ma ho i miei dubbi.
Perché comunque si tratta di una campagna troppo frontale, diretta e istituzionale. Facilmente percepibile.
Ecco perché secondo me, tutta ‘sta cosa, andava fatta in modo virale.
Con 4 milioni di euro a disposizione, ci vuole poco a mettere in scena un finto incidente stradale su una strada di campagna. Un incidente a catena. I romeni che abitano nella cascina lì vicino, si precipitano a dare una mano e grazie a loro si salvano tutti. Magari dei bambini, magari un pullman i bambini in gita.
Copertura su tutti i telegiornali, la stampa, i cazzo di free press, eccetera.
Ne fai tre all’anno e sei a posto.
Romania, piacere di conoscerti.