Sempre su Diabolik

Leggendo i vari commenti all’intervista, qui e in giro, mi sembra una buona idea approfondire per un momento il come si affronta un universo narrativo così codificato e dalla storia editoriale così vaaasta.
Ha ragione Francesco quando parla di una sfida stimolante. Percepire lo stimolo creativo più che il panico da “non posso fare la minchia che mi pare” è il modo corretto per lavorare con il Re del Terrore.
C’è un passo precedente. La lettura. Non è possibile scrivere un soggetto per Diabolik senza aver mai letto Diabolik. Per qualcuno sarà una cosa ovvia, per altri invece no.
Il rapporto serendipico con il lavoro del fumettista è un crimine molto comune. Faccio una cosa, non so perché o come la faccio, ma mi viene bene. Che fortunello. Chiaramente, con DK è un ragionamento impossibile. In più, capita spesso, arriva prima la critica negativa della conoscenza del personaggio.
– Diabolik? Ma che palle!
– L’hai mai letto?

– No. E’ brutto.
A volte i fumetti non sono solo fumetti. Sono gli emblemi di un concetto. E come tutti i simulacri su di loro pesa prima la “fede” della “ragione”. La percezione si ferma su ciò che rappresentano per chi li vede, poi, forse, soltanto dopo, si arriva a leggere quello che sono.
La mia fortuna, e di altri, è che le menti migliori mai partorite dal Dio dei Fumetti, preferiscono dire che non c’è lavoro. Che è un mondo kattivo, che bisogna essere raccomandati, piuttosto che affrontare DK, prendersi tre scatoloni di arretrati. Leggerli tutti, cercando ci capire che cosa puoi metterci di tuo tra Diabolik e Eva.
– Ma a me Diabolik non mi piace.
A me sì, ma non sarebbe importante comunque.
Così come un meccanico non può mettere le mani soltanto sulle Ferrari, o un ginecologo ricevere solo top model ventenni, un professionista non può basare le sue scelte lavorative unicamente sul suo gusto personale.
Faccio il figo, ma si soggetti per DK, alla fine, ne ho scritti soltanto tre. E’ un lavoro molto impegnativo, mi serve molto tempo per elaborarne uno. 10, 15 cartelle senza trucchi di sceneggiatura, incasinate e intrecciate in modo lineare, non si scrivono in un giorno. O perlomeno io non sono in grado di scriverle in un giorno. Mi riprometto sempre di pensare a un soggetto nuovo, ma Dampyr e le altre cose che faccio mi assorbono così tanto che rimando sempre quell’appuntamento.
I tre soggetti sono stati il frutto dello stimolo creativo, della lettura e dell’inserimento del mio immaginario personale nella struttura narrativa diabolika.
Anno XLIII N°3. “Idee Rubate”.
Al secondo scatolone di arretrati letti, mi sono reso conto che un buon punto di ingresso narrativo poteva essere l’alta tecnologia. Parto con il mio solito lavoro di documentazione reale. Ho già detto altre volte che sono uno scrittore investigativo. Ho bisogno di dati reali per elaborare le mie trame.
Un mio amico che vendeva componenti elettronici, mi spiega tutto sui diamanti usati per generare i fasci laser. Scopro che al MIT si sta studiando un sistema per nebulizzare i microchip. Un paio d’anni dopo l’uscita dell’albo, questa tecnologia verrà resa pubblica ed utilizzata esattamente come avevo immaginato io nel soggetto.
Anno XLIV N° 10. “Vite Incrociate”
Ho usato il trucco numero uno dello sceneggiatore che arriva in redazione per ultimo. Un personaggio potente, che si inserisce all’interno di una trama consueta, portandola verso altre atmosfere, verso tematiche che appartengono ad altri generi narrativi. Azioni e reazioni che spiazzano il lettore. Boris, per la cronaca, arriva dritto dritto dagli horror anni ’80.
Anno XLV N° : 6. “Dietro il Sipario”
Questo è stato il soggetto più difficile. Di base, parrà strano, ma è una commedia. Una classica commedia degli equivoci dipinta di giallo. Volevo esasperare al massimo una delle caratteristiche fondamentali della serie. I travestimenti.
Queste tre storie sono meno di una goccia nel mare, eppure sono state pensate, coccolate, trattate, elaborate con la stessa cura che si riserva ad un gioiello preziosissimo.
Sia da me, sia da chi le ha sceneggiate poi. Ecco una cosa che mi sono dimenticato di dire in quell’intervista. La passione estrema che viene rivolta verso il personaggio. Non soltanto da chi lo legge, con gli occhi amorevoli del fan, ma anche da chi lo realizza. Da anni.