Conflitto di Interessi

Di nuovo, si torna a parlare di Conflitto di Interessi, e di nuovo, a mio avviso, ponendo in primo piano la questione economica del medesimo non si identifica la portata reale del conflitto di interessi che regna nel nostro paese.
Questo conflitto è sicuramente economico, ma è tanto economico quando morale, sociale, strutturale e personale allo stesso tempo.
Il conflitto di interessi condiziona le nostre vite, le nostre scelte, la nostra moralità e non determina unicamente un flusso di miliardi in un’unica direzione.
I soldi non sono tutto, i soldi non sono l’unico metro per misurare la realtà.
Parliamo di qualità della vita, parliamo per esempio di cultura.
Allontanarsi per un po’ dal proprio paese, senza chiudersi in un villaggio turistico, è un buon sistema per guardare meglio verso casa. Me ne sono reso conto a Londra, una settimana fa.
Da laggiù ho potuto riflettere, guardare, e farmi un’idea più precisa della definizione di Conflitto di Interessi.
Dicevo cultura…
Ho visto 60 teatri, uno accanto all’altro, peni di gente.
In scena attori teatrali, famosi per essere attori teatrali e basta.
Recitavano negli spettacoli più diversi, dalla commedia comica, al musical, dal dramma allo spettacolo sperimentale.
La gente va a vederli, usa la metropolitana, compra i biglietti dai vari botteghini che offrono tariffe convenienti.
Forse, se sui palchi dei nostri teatri non ci fossero i primi pirla che passano in televisione, la gente riempirebbe i teatri anche qui.
Uscirebbe di casa la sera, si abbruttirebbe di meno, socializzerebbe.
Invece no, è necessario, imperativo, essenziale farci rimanere a casa, a guardare non la televisione, ma la pubblicità che viene trasmessa.
Pubblicità.
Non prendetemi per un bacchettone, ma ormai è evidente che l’unico veicolo pubblicitario è ormai il sesso, lo si usa anche per la pasta e per il formaggino. Questo bombardamento continuo di tette, culi, gnocche che escono dalle acque, modifica per forza di cose la percezione di massa verso la sessualità.
Cambia i gusti, le aspettative, lo stile di vita.
A Londra il sesso non è bidimensionale, non è represso dal modello modella, c’è. Punto.
Di chi sono le Tv?
Di chi sono i Teatri?
Di chi sono le concessionarie che vendono gli spazi pubblicitari?
Di chi sono le emittenti che quelle pubblicità trasmettono?
Di chi sono i periodici che le pubblicano?
Mi sono spiegato, credo.
Non è più una questione di soldi, è una questione di mutamento radicale della società, del nostro modo di pensare, o di muoverci.
Per esempio, quale spinta posso avere a prendere i mezzi pubblici, se quotidianamente, vengo bombardato da necessari spot di automobili?
E via così…