Quasidieciannifa…

Gedo, su Fumetti di Carta ha recensito un fumetto del dinamico duo Cajelli/Bertelè uscito quasi 10 anni fa. (clicca qui per leggere la recensione)
Non credevo che un pezzo di archeologia come quello si trovasse ancora in giro, e che dicesse ancora qualcosa a qualcuno.
E’ passato un fracco di tempo, ho ripensato a tutto quello che ho fatto dal 1997 a oggi e mi sono spaventato, i tempi in cui scrissi Death Love Cube sembrano così fottutamente lontani.
Ma forse no. Commozione, groppone e nostalgia a parte.
Di quel periodo e di quel fumetto in particolare ho moltissimi ricordi, e la cosa bella è che quei ricordi non sono solo miei, sono anche di Luca, di S3keno, di Otto e di tutti i miei compagni di avventure di quel periodo, che COSA STRANA, sono miei amici e miei colleghi ancora oggi.
Siamo andati contro tutti i cliché del racconto di formazione, abbiamo contraddetto in parte uno dei miei film preferiti: C’eravamo tanto amati di Scola.
Di solito, come insegnano i romanzieri, gli amichetti si perdono, prendono strade diverse e si rincontrano solo in situazioni tristi, con il peso delle sconfitte a fare da denominatore comune.
Non è stato il nostro caso, siamo stati molto fortunati, non ci siamo persi, la vita non ci ha battuto, ci siamo ancora, vicini come nel 1997.
Dopo aver letto la recensione ho riletto il mio fumetto. Di solito ho un brutto rapporto con ciò che ho scritto in passato, ma questa volta no, anche se è pieno di errori, di leggerezze, anche se mi pento di alcune cose che ho scritto nelle prefazioni, il rapporto sentimentale con lui è ancora molto vivo.
L’ effetto, vi assicuro è davvero strano.